Tan Dream

I sensi insensati
mercoledì, 21 gennaio 2009

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lunedì, 22 dicembre 2008

I brividi sul selciato
su ciò che era celato e su ciò che era pelle
le translucide occhiate traversate
traverse e traslate
la languida euforia
gli occhi a palla smerciati
vendesi pupille dilatate
tra le dita e unghie dilaniate
tra ciò che giusto e tra ciò che gusto
tracciò una linea di rimmel
sulle ciglia amplificate
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lunedì, 24 novembre 2008

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lunedì, 27 ottobre 2008

Tagli

Forbice tagliami il cuore
in pezzi di carta a forma di treccine
fai breccia come le frecciatine
che sbirciano nei tuoi seni colmi di rugiada
scesa dagli occhi per poi dirmi mi tocchi
mi tocchi
mi accarezzi con gli occhi
con le lame ti ritocchi
un piccolo squarcio sul petto
s'apre il sole e altre stelle
così io dinanzi di rimpetto
pizzicando con delicatezza
con la punta della bocca la tua dolcezza
lama incandescente che scandisce
e scende lungo i rivoli della schiena
la mia bocca bagnata come fiume in piena
siamo messi all strette
così vicini vedi la freccia scoccare oscilla,
vibra nel corpo tuo la forbice, la lama, la spada mia
adesso è fuoco e tempesta
la tua schiena s'inarca
il tuo respiro s'affanna.
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venerdì, 29 agosto 2008

Altro...

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domenica, 24 agosto 2008

Sono contorto nel cercare il giusto in mezzo alla medianità delle cose. In pratica sono con torto, l'amico di torta, compagna di dolcetto e cugino di amarena. Frutto questo che lascia dell'amaro in bocca come se oltre non potresti avere dalla vita, Lucano? Lucano abbaia, Lucano è un povero cane del sud, che vive tra colli e Montecchi, tra pan chine e pan alzate, un poveruomo dallo stomaco distrutto dall'amaro ma felicissimo della vita e in attesa di un trapianto di fegato, ma pur sempre felicissimo della vita. Direi soave. Che poi  l'ho dissi, tracolli e collassi, tra infarti e cardiopalma, basta guardarlo nella mano, prima il palmo, poi il cardio e poi tutti ai Caraibi a contare le palme senza cuore, piante che nascono senza versare una lacrima, magari versano latte, latte di noci, cocco, cioccolatte, e cioccolato e non è certamente prendere per oro tutto ciò che cola, potrebbe essere ad esempio il mio naso che cola (ma anche coca) in  caso avvertissi una forte freddura provenire da un comico. E dovevo pur tornare vi dissi. Vi dissi e vissi che questa è la mia vita che gira intorno ad un'altra e tutt'intorno gira ancora il cosmo e scusate se gira la testa, tutti giù per terra, imperterriti, nascondiamoci dalla distruzione di massa, fondiamoci con la natura e creiamo una nuova Lega, no, non quella che ce l'ha durissima, ma una Lega morbida, che ammorbi, tenue che tenga, ballo che tango, tenga che tonto. E poi sì, creaimo un uomo a mia immagine e somiglianza: il mio gemello. Creiamolo. E poi alla sua morte cremiamolo. Perchè di dolce ce n'è uno solo: me stesso senza il gemello flambé. E voglio esser sano, entrare ed uscire attraverso il mio sogno: l'ospedale dei Grandi Illesi, per non curarmi più di te, per non curarci troppo di ciò che ci cruccia e più che altro potremmo metterlo in croce, quel povero cane, il primo cane messo in croce. Il suo nome sarà Crucci, i suoi biscotti verranno chiamati Bartolomei ed io sarò sempre lì, a non inchiodarmi troppo sui muri che già lo fanno tantissimo i poster, i quadri, le rotonde sul mare, gli orologi ch ecome al solito non vedono l'ora, e neanche io, perché ho gli occhi chiusi. Ma domani mi sveglierò, minuto minuto. E mi alzerò alla grande.
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venerdì, 22 agosto 2008

Sono andato via proprio quando mi hai fatto dono dell'immortalità in quell'istante in cui stavo mettendo piede sullo scalino per potermi lanciare di nuovo in alto nel cielo io e con il tuo sorriso, è stato un istante in cui mi hai dato in mano il tuo cuore mentre andavo via, adesso con quel dono tra le mani non potrò mai più morire senza te, dovremo per forza essere insieme finché la vita non ci separi, perché è nella vita che ci si separa non nella morte.
E là ricordo nei tuoi occhi gioia e lacrime nascoste e chissà se fossero tutte per me, anche loro un dono da portare insieme, come gioielli che scendono sulle guance tinte baciate dal sole amante di quelle giornate. Ti avrei preso per mano e fatta volare con me, l'ultimo viaggio da fare, il primo con te e poi di nuovo la sera cadde e ti ritrovai amore mio lontana, oltre il cielo azzurro nascosta lì ed io di nuovo qui, in questa piccola casa vuota di nuovo a sentire la tua voce da lontano.
Mi avevi dato l'immortalità, attraverso il tuo bacio con cui ci salutammo avevamo stabilito un nuovo ordine tra me, te e la natura, ti avrei voluta prendere e portare via nel mio piccolo rifugio, tra le braccia mie, non farti toccare più terra, almeno per una volta non farti toccare più quel terreno e volare con me.
Adesso di nuovo lontana ascolto l'eco che arriva dal mare e dalle cime appuntite dei monti della tua voce azzurra e ricordo il color d'oro della tua pelle che si era carezzata sulla mia.
Adesso siamo immortali tesoro mio, è vero che lo siamo? C'è scritto proprio la sopra su quella copertina vecchia come il mondo... terremo forse strette tra le mani le dita di bambini che ci sorrideranno, forse saranno solo le nostre gioie o le nostre piccole fantasie, magari saranno proprio i nostri cuccioli o saremo semplicemente noi due che camminiamo insieme con le dita intrecciate sopra altre spiagge dove si ammira all'infinito orizzonte.
postato da tandream alle ore 22/08/2008 09:09 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: lettera o testamento


giovedì, 21 agosto 2008

Ella è paziente e premurosa ma alle prime avvisaglie di stanchezza cede ad un sonno che la precipita nel oblio dei sensi insensati e si butta giù come un piccolo cencio sdraiato su un lettino più piccolo di me. Chiusi gli occhi in quella piccola casetta di campagna sembra la piccola bambina che entra nel magico mondo di sogni confusi come risucchiata dalla spirale stessa che s'innalza da sopra lei per uscire fuori via dalla finestrella che porta ovunque. L'animo così andato via in alto si destreggia in danze che ondeggiano tra l'eterno brillare dell'azzurro cielo e le nuvole appese di carta pesta come tenute da qualcuno lassù ancora più in alto. La bocca s'apre leggermente, il respiro diventa più profondo e la casetta assieme ai suoi occhi chiusi sembra scomparire del tutto in un altro mondo che a nessun altro appartiene.
postato da tandream alle ore 21/08/2008 11:22 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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sabato, 16 agosto 2008

Così passammo attraverso il sole e fummo forgiati dalle fiamme trasformati in serpenti che cambiano pelle come Arabe Fenici senza ali con il terrore addosso che tutto fosse già finito così come ebbe inizio.
Oggi ho gli occhi imbavagliati, non percepisco sensazioni, ho cercato il caos ad un certo punto della mia vita e adesso mi ritrovo a viverci dentro. All'inizio è entusiasmante, si avverte eccitazione e stordimento ad ogni nuovo passo, poi pian piano come una droga ci lascia vagare tra un angolo e un altro di un marciapiede non troppo sporco o su binari arruginiti e caldi dove era da poco passato l'ordine. Ma riflettendoci sembra così labile e sottile la differenza tra ordine e disordine, tra ciò che è dritto e ciò che ci costringe a deviare, tutti i punti sono sempre lì, tutti i punti che cerchiamo sono sia nell'ordine che nel disordine ma disposti in maniera diversa. Paradossalmente però, forse è piu' semplice raccogliere ciò che cerchiamo nel disordine, per tentativi ed errori, con molta fretta, piuttosto che provare a prendere una strada lunga e ordinata che ci porti lungo la meta senza deviazioni, perché lungo una strada ordinata in realtà si innalzano ad ogni metro diversi ostacoli che in qualche modo devono essere superati. O si sceglie di raccogliere dall'alto come un Dio le cose che cerchiamo o si sceglie di prenderle correndo su una strada lastricata di ostacoli in orizzontale.
postato da tandream alle ore 16/08/2008 10:09 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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domenica, 03 agosto 2008

Nel nome del Padre Jeremy.

Siamo a lungo fermi in balia dei venti, ci spazzano via i ricordi, adesso che siamo dimentichi di ogni passato ci frustra il presente ed il nostro futuro non è ancora realizzato. Credo che dovremmo farlo ora, rendere il nostro futuro il nostro presente perché se è vero che in lui vediamo rosa e in questo nostro adesso vediamo grigio l’unica soluzione è far sì che ciò che ci attende al di là dell’oggi arrivi qui nello stesso istante in cui ti scrivo. Voglio vederci rosa piuttosto che chiaro, lo sai, il troppo chiaro mi da fastidio alla vista e all’animo, la troppa consapevolezza può creare dolore, ho bisogno, non  un attimo, ma sognare sempre nel margine di questa realtà.

Lungo il mare s’innalzava un ponte fin nel punto più profondo. Lassù tirava la brezza della vita, e se vogliamo anche l’ebbrezza, il nostro modo di vedere allucinate le cose, con la testa che un po’ gira perché lassù su quel ponte si provano vertigini anche osservando verso le luci delle stelle. Le nostre cose allucinate sono lì in alto. I nostri unici punti fermi. Dovremmo imparare a leggerle meglio, raccogliere la più bella con una sola mano.

E’ quello il futuro che dobbiamo fare nostro.

Nostro Signore ci benedice. Nostro Padre è scomparso.
postato da tandream alle ore 03/08/2008 19:02 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: stracci di romanzo


giovedì, 31 luglio 2008

Jeremy lo sai che non dovevamo cacciarci in quella situazione di merda. Dove ce ne andremo adesso, vedo le foglie calpestate dai tacchi a spillo di quella donna di malaffare che col gonnellino spiegazzato osava anche giocare in borsa infilandoci dita, mani ed altro. In quel suo maledetto portagioie e dolori dove nello specchietto si rifleteva tutta l'assurda malinconia che ci ha portato ad essere qui, soli, nell'immenso universo dove crediamo ancora di vivere. Ma dove viviamo, dove stiamo vivendo? Renditi conto, e dico conto per non dire calcolo, dobbiamo enumerare tutte le enormi sfide a cui quella donna ci ha sottoposto Jeremy. Domani andremo al mare, sfideremo le onde, fionderemo palline di caucciu' ai gabbiani, colpiremo il sole con la nostra pelle riflessa, ci riempiremo di sabbia e rancore. Dobbiamo andar via. Questo non è il nostro vero territorio, dobbiamo combattere contro le tempeste, contro le finte feste, contro l'atmosfera che ci soffoca e l'acqua che ci fa annaspare in un fetido buco nero di bollicine avvelenate. Dobbiamo lottare contro quella donna. La nostra Madre Natura è impazzita Jeremy, noi non ne facciamo parte, dobbiamo abbatterla.

Partirono i battelli oltre le coste d'avorio e quelle di smeraldo, oltre il lontano lido che andava al di là di ogni orizzonte.

La casa era lì vicino al faro. Un faro spento da anni, ti ricordi quando giocavamo intorno a quel faro? Ricordi, ricordi quando ci tenevamo per mano contando i nostri passi sulla sabbia?

Ogni chicco di sabbia era il nostro Dio. Adesso, cosa ci resta?

Il canto del gabbiano morì come le sue ali, cadde lì in quel punto del mare, un altro buco nell'acqua. Le città di notte si erano spente tutte era giunta l'ora di evadere e vedere altre forme di vita simile alla nostra. Forse lassu' in alto, vicino ad una stella lontana, sì, vicina e lontana. Mai erano state così a corta distanza tra loro.

Era la fine del mondo Jeremy.
postato da tandream alle ore 31/07/2008 16:52 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: stracci di romanzo


lunedì, 28 luglio 2008

Se ci vogliamo, voliamo
Cercando l'inganno nel cassetto dubbio
L'asta si saluta e ti fa fare un salto
Di pala in galera (al fresco)
In fresca ma non rinfresca
Se ne infischia l'arbitro che non fa il monaco
Amaramente amare
Corroborare
Scommetto e corro a barare
Tombale, fare un terno alla lapide,
Tombola
Capita l'antifona, capitombola
Entrare nell'antro della Gioia Illuminami
Ma di mani umiliami
Schiaffeggiami
Forgiami e formaggino
Omaggino alla Gloria
Implora e castiga
Inter - Flora due a uno
il Trino dei desideri
Deridimi desiderandomi
Calpestarsi di colpo Appestarsi
Di fretta, fuggire, affettarsi un ritaglio di orologio
Ora
Et labora.
postato da tandream alle ore 28/07/2008 16:36 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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lunedì, 21 luglio 2008

Quando l'ego gioca col Lego, costruisce mattoncini immaginari, castelli in aria frantumati da un piccolo uccellino viaggiatore, se più grande senti di essere dentro più piccolo diverrai agli occhi di chi ti guarda vicino, sei una miniatura ingigantita, la forza, la follia stretta tra le dita, impugna l'arco e scocca le ore, voleranno via come frecce in questo orologio disperso nel mare, galleggiando sulle onde come un tempo dimenticato, quale sia la ragione essa va via, si distacca lontana all'orizzonte, tramonta la ragione, sorge l'idiozia come una luna che sogghigna dietro a un monte.
E se tu volessi andare via, dico amore mio, tu volessi andare via, lascia scuoterci in questa balia, tutto affoga, tutto ha foga di bagnarsi, in acque salate che ci brillano la pelle, al sole, alle stelle.
Buttami via, io non ho necessità di questo infiammare, non sono un cerino, se voglio mi accendo sempre, buttami via, ma non smetterò di luccicare, non sono un anellino da portare alle dita, non sono un agnellino, sono cerbiatto e volpe, leone e tigre tra le foreste di questa enorme vita e posso andare via fiero, lontano lassu' come un'aquila inferocita.
postato da tandream alle ore 21/07/2008 09:51 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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